Il Cuore chiede spazio

l cuore chiede spazio

Oggi, durante un momento di quiete, con la schiena appoggiata a un robusto tronco che mi sosteneva, i miei piedi nudi si muovevano curiosi e golosi del piacere tattile che i fili d’erba potevano donare, mentre una leggera brezza accarezzava il mio viso. Un ricordo di un paio di anni prima ha riempito per un attimo il mio cuore con un sorriso gentile.

Anni fa, mi ritrovavo seduto in cerchio con diverse anime al mio fianco; iniziammo a confidarci i nostri sogni, quelli segretamente custoditi, quelli che fanno vibrare le corde vocali tanto da pensare che sia il Cuore a prendere voce e affermare delle verità. Notai tutto di quel momento: le posture, i sospiri, il tono della voce, gli sguardi e i sorrisi di sostegno. Ma al termine dell’esperienza, rimasi colpito da un dettaglio: gli occhi di Michela, la donna seduta accanto a me, avevano una luce nuova, un fuoco, un bagliore. Quell’immagine mi rimase impressa.

Lo Shen: quando il Cuore prende voce

Nella Medicina Cinese quella luce ha un nome: Shen. Potremmo tradurlo con Spirito, coscienza, anima, senza che nessuna di queste parole riesca forse a contenerlo completamente. Non mi stupii quando lessi per la prima volta che lo Spirito abitasse un organo preciso del nostro corpo: il Cuore, rendendosi visibile attraverso i nostri occhi, lo specchio dell’anima.

Non a caso, il Cuore nella tradizione medica cinese viene eletto a Imperatore: colui che governa l’intero nostro essere con la sua visione più ampia, la sua discrezione e bontà. Questo episodio segnò il mio amore profondo verso tale disciplina, così semplice e accessibile, ma al tempo stesso così intima, umana e incarnata.

Perché è diventato difficile ascoltare il Cuore?

Forse quella voce, la voce del cuore, non smette mai davvero di parlare. Siamo noi che, immersi nel rumore, non riusciamo più a sentirla. Perché per ascoltare occorre una condizione tanto semplice quanto rara: spazio. Vuoto.

Nel Taoismo il Vuoto non equivale al nulla. È ciò che rende possibile una funzione. C’è un’immagine celeberrima del Daodejing perfetta per raccontare questa Verità: modelliamo l’argilla per ottenere un vaso, ma è lo spazio vuoto interno a renderlo utilizzabile; porte e finestre delimitano una stanza, ma è il vuoto della stanza che possiamo abitare.

Oggi riempiamo ogni attimo libero. Dobbiamo essere produttivi, realizzati, aggiornati, socialmente presenti, sempre alla ricerca e alla costruzione di una versione
migliore di noi stessi. Persino il riposo sembra dover avere uno scopo. E così, quasi senza accorgercene, impariamo a misurare il nostro valore attraverso ciò che facciamo, produciamo e mostriamo. Forse è anche per questo che fermarsi è diventato così difficile.

Creare spazio: la sfida di sottrarsi al rumore

Dire di no. Sottrarsi per un momento alle richieste del mondo. Ritagliarsi uno spazio che non debba servire a nulla, se non a custodire la propria individualità sacra. Quanto può essere difficile concederselo senza sentirsi in colpa?

La lezione che il Cuore ci offre è tanto antica quanto controcorrente:

  • Liberati dal superfluo, crea spazio attorno a te così da poter ascoltare davvero.

  • Le verità vengono sussurrate, mai urlate.

Se continuo a riempire il Cuore con ciò che credo di dover essere, come posso ascoltare ciò che sono? Forse anche il Cuore ha bisogno di spazio. Non di essere riempito continuamente, ma di essere svuotato abbastanza perché qualcosa possa essere udito.

Il Vuoto come cibo per l’anima

Queste riflessioni mi accompagnarono quando visitai per la prima volta l’India, e si vivificano ogni volta che, in natura, mi trovo piccolo e disarmato di fronte a orizzonti sterminati. Sebbene sia nei templi che di fronte all’oceano ci sia uno spazio sconfinato, non l’ho mai avvertito come realmente “vuoto”. L’ho sempre percepito pieno, vibrante, vivo. E se quel Vuoto non fosse che la casa del Sacro, del Mistero?

Sì, sono convinto che sia così, non perché l’ho letto da qualche parte, ma perché ho
osservato il mio corpo.
In quei momenti, di fronte all’immensità ammirabile dalla vetta di una montagna, sentivo il mio cuore rilassarsi, distendersi, aprirsi per accogliere quello spazio. La mente, leggera, libera da pensieri svilenti, si rifletteva come in un gioco di specchi, assumendo le qualità del vuoto circostante. In quei momenti mi sentivo uno col tutto. Appagato. Forse il Vuoto è proprio il cibo di cui il nostro Cuore desidera nutrirsi.

Se accostassimo per un attimo il nostro orecchio a questo spazio, cosa chiederebbe davvero il Cuore?

Troveremmo il coraggio di camminare il sentiero tracciato dal nostro “organo Imperatore”, allineati con la sua visione?

«La casa del mio cuore è vuota […] nella casa non vi è altra opera che l’amore di Dio.» — Rumi, Masnavi, V, 2802-2803

Con affetto,

Stefano Mirko Meinardi

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