La Gioia del Cuore

la gioia del cuore

Chi mai l’avrebbe detto che mi sarei trovato a condividere questa storia su un blog.

Nell’estate del 2016 ricevetti una chiamata molto speciale, un invito a cui non avrei potuto dire di no. All’epoca praticavo con ardore, devozione e intensità tecniche di Kriya Yoga, uno stile di yoga tradizionalmente tramandato attraverso iniziazioni, la cui pratica costante e progressiva ha il compito di purificare i canali energetici e i corpi sottili per favorire stati sempre più profondi di meditazione e realizzazioni interiori.

Nutrivo profonda stima per un Maestro. I suoi acuti insegnamenti e la sua voce quieta e calda solevano accompagnarmi, insieme al canto delle cicale e al profumo d’incenso, nelle mie immersioni nell’Essere. Pur non avendo la disponibilità economica per partecipare a uno dei suoi ritiri in silenzio, l’Universo scelse che ero pronto. Si mosse tutto così velocemente che, nel giro di pochi giorni, tenevo fra le mani un biglietto per il Portogallo e la possibilità di partecipare al ritiro.

Il posto era enorme, in completa simbiosi con la natura circostante. Pareva infatti di essere ospiti di quel bosco, dove maestose querce da sughero mostravano la loro essenza spogliandosi della corteccia. Camminando si potevano incontrare piccoli santuari dedicati alla contemplazione e al raccoglimento, qualche panchina solitaria o un bellissimo laghetto di fiori di loto. Era tutto parte di un ecosistema più grande.

Mentre si camminava, era consuetudine incontrare frasi dipinte sui sassi o su qualche ramo, ispirazioni gentili donate a Cuori aperti. Una di queste recitava:

«Non hai bisogno di nulla per essere felice, hai bisogno di qualcosa per essere triste.»

Quella frase sembrava suggerirmi qualcosa che allora intuivo più di quanto comprendessi: e se la Gioia non fosse qualcosa da raggiungere? E se fosse piuttosto ciò che rimane quando, almeno per un istante, smettiamo di chiedere alla realtà di essere diversa da com’è?

«Non hai bisogno di nulla per essere felice, hai bisogno di qualcosa per essere triste.» Quella frase continuava a lavorarmi dentro. Da dove aveva origine quell’assuefazione a voler cambiare la realtà attorno a me? L’arroganza di sapere cosa fosse giusto e cosa no? Perché io, fino ad allora alla ricerca di essere perfetto per essere amato, mi sentivo così scosso da quella semplice verità: che per essere amato non dovessi fare nulla, cambiare nulla, ma solo permettermi di essere.

Forse la vita non ha bisogno di grandi maestri, ma solo di grandi occhi per osservare e leggere le lezioni che l’Universo generosamente offre.

Il Fuoco che scalda senza bruciare

Una sera, attorno a un falò, capii quanto la Gioia e il Fuoco avessero in comune e quanto la Medicina Tradizionale Cinese avesse compreso tutto ciò millenni prima.

La gente viene naturalmente attratta dal fuoco. È un richiamo arcaico a sedersi in cerchio portando ognuno la propria essenza: chi canta e suona, chi balla, chi scalda una bevanda o una pietanza da condividere e chi, senza chiedere nulla, crea spazio per accogliere chi ha bisogno di scaldarsi. La Gioia era palpabile e invitava tutti ad avvicinarsi, a incontrarsi attorno a quel Fuoco che scaldava senza bruciare.

Quando abbiamo bisogno di un incendio per sentirci vivi

Ma cosa succede quando scaldarsi non basta più? Quando abbiamo bisogno di bruciare per riuscire a sentire qualcosa?

L’asticella sale. Tutto ciò che prima scaldava ora sembra tiepido, noioso, privo di stimoli. Una relazione stabile sembra noiosa. Il sesso senza trasgressione perde attrattiva. Una serata tranquilla sembra tempo perso. Il silenzio diventa vuoto. Sentiamo il bisogno di mettere altra legna sul fuoco per raggiungere un nuovo picco. Ora abbiamo bisogno di un incendio per sentirci vivi.

Non riusciamo più a camminare quella strada di mezzo, ma diventiamo preda delle nostre oscillazioni. Come un cardiogramma impazzito, oscilliamo tra picchi sempre più alti e cadute sempre più ravvicinate, riducendo progressivamente lo spazio che li separa. Il Fuoco che inizialmente alimentavamo con gioia finisce per bruciare chi abbiamo intorno e consumare anche noi stessi.

Quando la Gioia perde la sua misura

Nella Medicina Tradizionale Cinese, il Cuore appartiene all’elemento Fuoco, la stagione associata è l’Estate e la sua emozione è proprio la Gioia. Ciò che perde la propria misura può diventare fonte di squilibrio. Anche la Gioia, emozione associata al Cuore, quando diventa eccessiva può agitare e disperdere lo Shen.

Il Fuoco divampa: alla serenità possono sostituirsi eccitazione, agitazione, irrequietezza, riso eccessivo, bisogno continuo di stimoli. La persona si disperde, allontanandosi progressivamente dalla cosa più preziosa: il proprio centro. Rallentare non è più un consiglio, ma la richiesta di un corpo esausto.

Tornare sensibili al calore

Ma cosa accadrebbe se rallentassi? Forse la ricerca del piacere non era per sentire di più, ma per non sentire qualcosa di più profondo. Quella ferita, quel dolore, quel momento in cui hai scelto che non eri più abbastanza per essere amabile.

Non tutto, però, deve essere attraversato da soli. A volte è proprio la presenza di qualcuno di cui ci fidiamo a permetterci di rimanere accanto a ciò che sentiamo senza dover più fuggire. Una relazione sicura può insegnare lentamente al nostro corpo qualcosa che forse aveva dimenticato: qui, adesso, posso sentire senza essere in pericolo.

La psicologia moderna parla anche di co-regolazione: attraverso la presenza, la voce, lo sguardo e il contatto con un altro essere umano, il nostro sistema nervoso può ritrovare sicurezza e abbandonare progressivamente alcune delle strategie che aveva imparato per proteggerci.

Forse rallentare significa anche questo: non spegnere violentemente il Fuoco, ma sentirsi abbastanza al sicuro da poter abbassare, poco alla volta, la temperatura. Finché torniamo sensibili al calore. Forse la Gioia non consiste nell’alzare continuamente la fiamma, ma nel tornare abbastanza sensibili da sentire il calore.

Chi si accontenta gode

In una società che sembra avere sempre qualcosa di nuovo da offrirci per renderci felici, un vecchio detto popolare torna a provocare generazioni stregate dal desiderio di avere sempre di più: «Chi si accontenta gode.»

La parola contento viene dal latino contentus, da continēre: contenere, tenere insieme, entro un limite. E allora la Gioia non è più quel Fuoco che divampa fino a bruciare, ma diventa il calore di un focolare domestico che, nella sua semplicità, scalda, nutre, avvicina e che, forse proprio per questo, è stato riconosciuto e venerato da tante antiche tradizioni.

Il contenitore non spegne il Fuoco: gli dà una forma attraverso cui può nutrire la vita. Accontentarsi, allora, potrebbe significare tornare capaci di sentire che ciò che abbiamo tra le mani è abbastanza. Tornare ad apprezzare la serenità nel Cuore, a sentire la pienezza e la ricchezza della vita anche nella tranquillità e nella lentezza.

Perché il mondo non smette mai di essere quel grande Fuoco attorno al quale miliardi di Cuori si raccolgono e la Gioia continua a esprimersi naturalmente, in ogni attimo, sempre e ovunque. Forse ognuno può tornare a risintonizzarsi su questa frequenza semplicemente mostrando gratitudine verso ciò che la propria vita e le proprie mani contengono.

Accettando con amorevolezza le nostre polarità, i nostri contrasti, le nostre inevitabili oscillazioni, come riflesso dello Yin e dello Yang dentro di noi. Senza costringerci a essere altro, diversi, ma reclamando con forza compassionevole l’espressione dell’unicità che incarniamo, mentre danziamo intorno al grande falò della vita.

Senti che la ricerca di stimoli continui ti sta portando lontano dal tuo centro?  Se desideri ritrovare la misura del tuo Fuoco e imparare a godere della pienezza che già abita nella tua vita, i percorsi di Medicina Cinese e Bioenergetica possono essere la chiave per riallinearti con la tua natura. Contattami per una consulenza conoscitiva e iniziamo insieme questo viaggio verso il tuo equilibrio.

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