Devi sapere, caro lettore o cara lettrice, che, diversamente da quello che si potrebbe pensare di un operatore olistico amante della MTC, del Taoismo e della meditazione — dell’ordine, in qualche modo — la casa in cui vivo e da cui scrivo sembra ciò che resta dopo il passaggio di un ciclone in qualche città statunitense.
Fogli sparsi, libri e cartellette colorate sono distribuiti un po’ qui e un po’ là, a dimostrazione del fatto che, come degno rappresentante del segno dei Gemelli, posso saltare da un argomento all’altro con estrema velocità. O forse sono così sparpagliati proprio per favorire l’assorbimento di tutte quelle nozioni in maniera creativa e unica. Non lo sapremo mai.
Tuttavia, in questo regno del caos, esiste una zona tenuta con molta cura: una mensola che custodisce i libri a me più preziosi, quelli che mi hanno insegnato, quelli in cui mi sono immerso, quelli che mi hanno cambiato. Fra essi c’è anche un piccolo libretto di un centinaio di pagine. Un regalo, un condensato prezioso scritto da un famoso maestro di Yoga: B.K.S. Iyengar.
In questo libro vengono esposti con semplicità ed eloquenza gli otto passaggi che un aspirante e praticante Yogi incontra e integra nel proprio percorso di crescita attraverso questa disciplina. Iyengar lo fa usando la metafora dell’albero: alcune pratiche ne compongono le radici che, stabili, permettono al tronco di ergersi forte e, a seguire, il sano sviluppo di rami, foglie, linfa, fiori e frutti. Adotterò la stessa analogia.
Se il nostro Cuore fosse un seme, il terreno che lo ospita sarebbe sicuramente fertile, caldo e oscuro come il Silenzio, all’interno del quale potrebbe mettere radici stabili e forti, capaci di consentirgli di nutrirsi e crescere, spiritualmente e materialmente, ricevendo quanto necessario per sprigionare il potenziale presente in sé. Il gambo, nel quale scorre la linfa proveniente dal Silenzio, sarebbe la nostra pratica nell’abitare con serenità la vita; il fiore, quella Gioia e quella calda serenità che possono infine diventare visibili anche all’esterno.
Tuttavia, oggi mi sento di indagare un aspetto meno visibile, ma ugualmente importante: il profumo, l’essenza delle cose. Questo dettaglio ci pone di fronte a qualcosa di intangibile, impalpabile e misterioso, eppure così comunicativo. È attraverso il profumo di un fiore che le api trovano nutrimento e gli innamorati evocano, con affetto e romanticismo, il loro amore. Ed è sempre grazie al profumo sprigionato da un fiore che la nostra mente può far riaffiorare dolci ricordi, quietare l’ansia e, a volte, aprire un Cuore indurito.
Eppure il processo che porta un fiore a rivestirsi di un mantello profumato così unico sembra quasi magico. E se questo processo non appartenesse soltanto al regno floreale, ma anche agli esseri umani? E no, questa volta non parlo di odori, ma di qualcosa di più sottile, di più essenziale. E se il profumo fosse come un’Aura che si sprigiona dal Cuore di una persona, rivestendola come un abito prezioso? Qualcosa di sottile che, senza bisogno di parole, viene in qualche modo percepito da chi le sta accanto.
Forse questo spiegherebbe perché attorno ad alcune persone si sta così bene, mentre vicino ad altre sentiamo istintivamente di volerci allontanare. Forse non tutti i semi che attecchiscono in un buon terreno sono destinati a sprigionare questo profumo speciale. Alcuni fiori saranno cresciuti in serra. Altri saranno stati soffocati da un terreno ormai colmo di sassi, detriti e di tutto ciò con cui continuamo a riempire il Silenzio pur di non concedercelo, impedendo così al seme di trovare lo spazio necessario per mettere radici e lasciarsi nutrire.
Altri ancora potrebbero non avere un fusto sufficientemente stabile e questo potrebbe portarli a ondeggiare in maniera sconnessa e disordinata a seconda di dove tira il vento. Altri, invece, sbocceranno, saranno visivamente molto belli, ma avranno anche spine pronte a pungere chi tenta di avvicinarsi troppo. Pochi saranno quelli abbastanza radicati e nutriti da offrire la propria fioritura e il proprio profumo senza sentire continuamente la necessità di pungere.
Ma le spine, in fondo, non nascono sempre dal desiderio di ferire. A volte raccontano semplicemente una storia di protezione, di paura, di dolore. E forse, prima di giudicare ciò che punge, potremmo imparare a domandarci quale ferita stia cercando di proteggere.
Oltre le difese: comprendere il dolore dell’altro
Se di fronte a un cane che ringhia con aggressività ti accorgessi di una spina conficcata nella sua zampa, riusciresti lo stesso ad amarlo? Comprenderesti che l’aggressività che riversa potrebbe essere il frutto di un dolore che prova costantemente e non avere nulla a che vedere con te? Sapendo ciò, continueresti a volergli bene? E vedendo il suo dolore, cercheresti di salvarlo a tuo discapito o sapresti prima metterti in sicurezza?
Se, durante una giornata iniziata di fretta, incontrassi un automobilista lento o una cassiera impacciata, sapresti comunque mantenere il rispetto e la gentilezza verso di loro? Com’è il tuo rapporto con quelle persone per te neutrali, quelle che non ti garantiscono alcun ritorno e non soddisfano alcun tuo bisogno? Verso popolazioni dall’altra parte della Terra, verso chi ha perso la strada o ha fatto scelte diverse dalle tue, riusciresti comunque ad augurare loro di trovare la felicità?
Chi sei quando l’Amore non è oggetto di transazione? E come ti sentiresti quando un amico riceve un premio, una promozione o vede finalmente incoronato un proprio sogno? Quando ciò che tanto sognavi e amavi finisce nelle mani di qualcun altro, sapresti comunque partecipare alla sua felicità o ti tufferesti nel paragone? Riusciresti a rimanere nella fiducia dei tuoi tempi, del tuo percorso e di ciò che è destinato a te, senza mettere in dubbio il tuo valore?
Infine, sapresti fare spazio anche a ciò che va diversamente da come avevi programmato? Sapresti salutare la vita e la morte, la Gioia e il dolore, come sorelle aventi la medesima importanza?
Le Dimore Sublimi del Cuore
Molto tempo fa, qualcuno diede un nome a queste qualità.
Karuṇā — Compassione
Mettā — Benevolenza, amorevole gentilezza
Muditā — Gioia compartecipe
Upekkhā — Equanimità
Nella tradizione buddhista queste quattro qualità sono conosciute come Brahmavihāra: le “Dimore Sublimi”. Che nome bellissimo e delicato da attribuire a queste qualità. Dimore. Come se, al loro interno, il Cuore potesse trovare ospitalità. Rallentare fino a fermarsi e riempirsi di Vita fino al punto in cui — sarà successo anche a te — dirai: «Io da qua non voglio più andarmene.»
Se chiudo gli occhi, i miei sensi volano in un luogo preciso che è stato per me una dimora sublime. Le campagne della Provenza furono per me quel sacro utero, quel terreno fertile, quel Silenzio da cui nacque qualcosa che va oltre le parole. Ne ricordo i blocchi di pietra calcarea che componevano quelle antiche case rustiche, le aiuole e le distese di fiori visitate nel Silenzio da api e altri laboriosi insetti, la potenza del Rodano che, col suo incessante fluire, levigava la pietra in sculture e canyon, e l’intimità, la comunione di spirito che, come una grande bolla, vegliava sul gruppo e lo custodiva.
In alcuni momenti, quel profumo chiamato Amore incondizionato era talmente vivo ed esperibile attraverso ciascun senso che sembrava essere disceso nella materia, tutt’attorno a noi. Cambiando per sempre i nostri occhi. Lì svolsi la formazione per iniziare a insegnare Yoga.
La fragranza autentica dell’essere
Per questo motivo c’è una differenza sottile tra un profumo composto artificialmente e una fragranza genuina. La seconda porta con sé una maturazione lenta, costante, quasi alchemica. Un sacrificio volontario dei nostri attaccamenti e di ciò che l’Ego stringe a sé, affinché possa essere reso sacro, offerto, e il Divino possa abitare queste Dimore Sublimi.
Facile, ma non per questo meno doloroso, è indossare una maschera: apparire gentili, compassionevoli o equanimi mentre dentro il sangue ribolle, mentre i demoni della rabbia e dell’ingiustizia ci tengono stretti fra le loro morse. Possiamo persino imparare a indossare la maschera della persona buona, convincendoci che amare significhi non arrabbiarsi, non mettere confini, perdonare sempre, sacrificarsi. Ma un profumo indossato non diventa per questo la nostra fragranza.
Ecco perché il mio Cuore si riempie e gioisce nel rammentare le storie di tutte quelle donne e uomini semplici, di tradizioni, lingue, religioni e angoli del pianeta differenti e distanti, che, camminando con umiltà su questa Terra, hanno lasciato andare a ogni passo un pezzetto del loro bagaglio, della loro storia; hanno sacrificato il loro dolore per incontrare un punto di comunione.
Come tanti raggi emanati da un unico Sole, differenti nella loro manifestazione eppure inseparabili dalla medesima origine, le tracce lasciate da chi ha percorso questi sentieri ci portano a riflettere su quali passi conducano realmente a quel Silenzio da cui si sprigiona l’essenza. Cominciamo forse a intuire che la separazione tra me e l’altro non sia così reale e assoluta come avevamo sempre creduto.
Passo dopo passo, squarciando il velo della separazione, incontriamo un Amore simile a una rosa senza spine, incondizionato, che modifica il nostro modo di vedere. Volgendo i nostri occhi al Mondo e all’altro, la nostra attenzione non sarà più catturata dalle differenze che minacciano il nostro Ego o da come possiamo utilizzare il prossimo per un nostro tornaconto. No.
Il nostro sguardo si volgerà a quel Sole, a quell’essenza divina dalla quale tutti proveniamo. Il nostro Cuore ci guiderà a ripristinare quella fratellanza, quella sorellanza antica. Fratelli, sorelle di un’unica fonte, condividendo una Vita di passaggio, di transitorietà, cercando di trarre il bene da ciò che viviamo. Eguali fra tutti, si acquieta il desiderio di sovrastare, imporre o manipolare. La necessità dell’Ego di proteggerci viene riconosciuta, ma non è più al timone delle nostre azioni e dei nostri pensieri.
Ora possiamo sederci accanto al dolore del prossimo. Posso riconoscere la ferita dietro al suo ringhiare, perché conosco il sapore delle mie ferite. Posso riconoscere la paura nei suoi occhi perché, anche se la sua storia non è la mia, conosco la paura. Allo stesso modo possiamo alzarci, danzare e celebrare con Cuore sincero i progressi che la Vita compie attraverso il realizzarsi dei sogni e dei desideri di ciascun mio fratello e di ciascuna mia sorella; consci del valore di ognuno e dell’abbondanza presente e accessibile tanto per te quanto per me.
Questo è il profumo. Questi sono alcuni dei doni che un Cuore pacificato può offrire non soltanto a sé stesso, ma anche nella relazione con il prossimo. La presenza di alcune persone sembra diventare una luce capace di ispirare e di innestare, nei Cuori più ricettivi, il desiderio di lasciar cadere le proprie maschere e i propri automatismi; di prendersi cura di quella ferita e di quel dolore che soggiacciono a molte delle nostre reazioni istintive, quelle che, quando vengono attivate, possono scatenarsi con impeto e bruciare indiscriminatamente ciò che abbiamo attorno.
Quei meccanismi di difesa che un tempo abbiamo appreso per proteggerci possono, col tempo, diventare le sbarre di una gabbia. All’interno, l’abitudine e l’automatismo finiscono per imprigionare proprio quella naturale spontaneità dell’Essere che stavamo cercando. Forse è anche questo ciò che alcune tradizioni hanno cercato di indicarci parlando di ritorno alla nostra natura: non costruire una persona migliore, ma lasciare progressivamente cadere ciò che ci impedisce di esprimerla.
Ed è forse questo il dono più misterioso di alcuni esseri umani. Il loro profumo permette, anche solo per un istante, di sciogliere qualcosa del nostro orgoglio e del nostro attaccamento, lasciando penetrare un’informazione tanto semplice quanto detonante: se per un momento smetti di proteggere la tua ferita, potresti scoprire che, al di là di quel dolore, ti aspetta un Amore più vasto di quanto avresti mai potuto immaginare.
“Senti il bisogno di alleggerire il tuo zaino interiore e di fare spazio a un amore più autentico e incondizionato verso te stesso e gli altri? Se desideri percorrere la via del silenzio e ritrovare la tua vera essenza, i percorsi di Medicina Cinese, Yoga e Bioenergetica possono accompagnarti in questo ritorno a casa. Contattami per una consulenza conoscitiva.”
